Efficienza, investimenti industriali ai livelli pre-Covid dal 2023

Lo dicono i dati del Digital Energy Efficiency Report 2020 elaborato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano

Dovremo attendere fino al 2023, se non oltre, per tornare al livello di investimenti del 2019. Lo hanno detto 150 aziende coinvolte nel decimo Digital Energy Efficiency Report 2020, elaborato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, sul tema dell’efficienza energetica a livello industriale. La survey per il secondo anno consecutivo ha analizzato gli investimenti connessi sia alla parte hardware che a quella software dell’efficienza energetica, senza dimenticare lo studio delle ESCo, della normativa, della flessibilità (con le potenzialità per gli operatori di affacciarsi a un nuovo mercato) e - per la prima volta - dell’efficienza nei trasporti.

“La frenata degli investimenti, per il primo anno con segno negativo (-0,9%) quanto alla componente hardware, è dovuta al mancato cambio di passo del comparto dell’efficienza energetica industriale in Italia, determinato da due fattori: la saturazione del mercato interno per quelle tecnologie che avevano rappresentato i motori della crescita (sistemi di illuminazione e di combustione, cogenerazione) e l’incapacità di esprimere appieno il proprio potenziale per le nuove soluzioni legate ai processi produttivi e ai sistemi di gestione dell’energia - commenta Davide Chiaroni, Vicedirettore dell’Energy&Strategy Group -. Le ragioni di questo insuccesso sono almeno tre, tra loro correlate: un quadro normativo poco chiaro, la difficoltà degli operatori a cogliere le opportunità legate alla digitalizzazione dei processi e al nuovo mercato della flessibilità e il fatto che si sia arrestata la loro crescita, sia in numero che in ‘maturità’. È possibile invertire la rotta? Certamente sì, in particolare esplorando nuove vie, come quella dell’efficienza nei trasporti”.

Ammontano a circa 2,6 miliardi di euro nel 2019, appena un +1,9% rispetto al 2018, gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale, oltre il 90% dei quali relativi a tecnologie hardware, mentre solo il 7,5% riguarda software per il controllo e monitoraggio delle prestazioni dei cicli produttivi. Tuttavia, è in questa fascia minoritaria che si concentra la maggiore crescita: +34% sul 2018, pari a 200 milioni di euro, a testimonianza di come siano sempre più importanti la gestione dei dati e la diagnosi energetica, divenuta obbligo di legge. Rispetto al 2018, si registra una crescita significativa degli interventi sul processo produttivo (+18%), trend ormai consolidato nell’ultimo triennio, che li fa salire al primo posto, e dei sistemi di aria compressa, che registrano un volume di affari di 170 milioni di euro (16%); seguono i sistemi HVAC e refrigerazione (+6%), stabili gli investimenti in relamping (illuminazione) e inverter e addirittura in calo (-5%) quelli in motori elettrici, cogenerazione (-13% sul 2018, a sua volta in diminuzione del 24%, a testimonianza di un segmento in sofferenza per l’entrata in vigore del Decreto Energivori) e sistemi di combustione (-19%). In sintesi, le tecnologie con un maggior grado di maturità vengono installate per sostituzione e mostrano una contrazione degli investimenti, mentre quelle con un minor grado di maturità, in particolare gli interventi di processo, che servono a ridurre in maniera significativa i consumi, si rivelano in crescita o stabili.


Dei 196 milioni di euro investiti in tecnologie software per l’efficientamento energetico, circa 90 milioni (46%) hanno riguardato il monitoraggio energetico. A seguire, la sensoristica di base (20%), i sistemi SCADA (12%) e di cloud computing (10%). In questo scenario non dei più rosei si è innestata l’epidemia da Covid19, che ha causato una riduzione degli investimenti nel 2020 (nella migliore delle ipotesi) di oltre il 25%, con un impatto del 20% sul fatturato degli operatori. Nell’auspicata ipotesi di una ripresa nel 2021, sono stati disegnati due scenari previsionali: uno tendenziale, che immagina una crescita degli investimenti forte (rebound effect) ma inferiore alla contrazione del 2020, nonché limitata all’anno (successivamente sarebbe molto contenuta); e un altro full recovery, con aumento sostenuto degli investimenti anche negli anni successivi e in grado di colmare la flessione del 2020. Purtroppo però, solo dal 2023 nello scenario full recovery e ben oltre il 2025 in quello tendenziale si ritornerà su valori di investimento vicini a quelli del 2019.

A cura di www.e-gazette.it

10/07/2020