Althesys: senza investimenti nelle rinnovabili, sistema energetico a rischio

15/11/2019

Serve un progetto forte di politica energetica, che aiuti la transizione e l’uscita dal carbone. Il fotovoltaico dovrebbe arrivare a produrre più di 74 TWh

L’Italia rischia una crisi energetica se non investe rapidamente in impianti moderni, efficienti e a basso impatto ambientale: più elettricità da fonti rinnovabili come vento, sole, acqua, biomasse; più centrali alimentate da metano; nuove connessioni per rafforzare la rete di alta e media tensione; sistemi di accumulo, realizzati soprattutto nel Mezzogiorno. “Per fare questi investimenti è urgente un progetto forte di politica energetica, che aiuti la transizione e l’uscita dal carbone”, avverte Alessandro Marangoni, economista di Althesys, intervenuto nell’incontro “Il futuro del sistema elettrico italiano, decarbonizzazione, rinnovabili, reti” a Key Energy, la rassegna sulle nuove energie che si è svolta a RiminiFiera. “Finora ci salvano le importazioni, ma presto non basteranno più” dice ancora Marangoni. Gli scenari NET, lo strumento Althesys di analisi sui trend del mercato elettrico, indicano una serie di criticità nel medio termine, tra cui la necessità di realizzare al 2026 nuove centrali a gas per 5 GW e accumuli per 3 GW, per limitare deficit, e di ulteriori 8 GW a gas e oltre 4 GW di accumuli al 2030.

Per compensare il cosiddetto phase-out occorre mettere mano al rafforzamento delle reti sulla dorsale Sud-Nord. È inoltre necessario sviluppare i necessari sistemi di accumulo strategici per l’equilibrio del sistema, prevedendo 3 GW in più rispetto agli obiettivi della Sen per il Sud e le isole, ma anche nuova generazione FER al 2025 per 9,3 GW di fotovoltaico e 3,6 GW di eolico. “Purtroppo le sole fonti rinnovabili non basteranno a sostituire i grandi impianti a carbone. E nel frattempo - aggiunge Marangoni - le politiche climatiche e ambientali dovrebbero spostare i consumi verso l’elettricità, anche quelli termici e dei trasporti”.

L’Italia dovrà dunque rivedere al rialzo il target di cui alla proposta PNIEC 2019 (30%), andando oltre il 55,4% per l’elettrico. Il fotovoltaico dovrebbe quindi superare i 50 GW indicati dal piano, arrivando a produrre più di 74 TWh/anno, mentre l’eolico dovrebbe più che raddoppiare, passando da 10,4 a 18,4 GW. “Appare, dunque, evidente – conclude Marangoni – che è necessario mettere mano a una riforma complessiva del mercato elettrico, andando così oltre le indicazioni del Clean Energy Package la cui revisione del market design pare oggi di non ampio respiro”.

A cura di www.e-gazette.it