Acqua: crescono gli investimenti e migliora la situazione della depurazione

17/05/2019

Il “Blue Book” parla di passi avanti verso la gestione industriale, ma il Paese resta ancora diviso tra il Nord e il Sud

Crescono gli investimenti e diminuiscono le aree sotto infrazione europea per la depurazione; la gestione diventa sempre più “industriale”, anche se il Sud rimane indietro rispetto al resto del Paese; contemporaneamente, si registrano passi avanti verso una gestione unica degli ambiti territoriali, mentre la tariffa è ancora tra le più basse d’Europa. Questa la fotografia dell’acqua in Italia scattata dai nuovi dati del Blue Book, la monografia sull’industria del servizio idrico integrato realizzata dalla Fondazione Utilitatis - centro ricerche di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua energia e ambiente) - in un’anteprima presentata nella giornata conclusiva del Festival dell’Acqua a Bressanone.

L’aggiornamento dei dati del Blue Book – che analizza il settore attraverso approfondimenti che spaziano dallo stato della governance agli aspetti tecnico-economici fino alle performance e agli investimenti – offre un punto di riferimento per capire quale sia lo stato dell’arte del servizio idrico nel nostro Paese; e lo fa in un momento particolarmente importante e delicato, mentre il Parlamento sta esaminando una proposta di riforma del settore.

Investimenti - Da una prima stima (su un bacino di oltre 32 milioni di abitanti), la media annuale degli investimenti lordi effettivamente realizzati ammonta a 37 euro a persona, avvicinandosi al valore di 40 euro pro-capite nel caso dei gestori verticalmente integrati, che si occupano della gestione e manutenzione dell'intero ciclo idrico. Nel quadriennio 2016-2019, tra dati di consuntivo e di previsione, la media annuale ponderata degli investimenti lordi arriva a 45 euro ad abitante; è perciò evidente un significativo impulso legato alla programmazione 2018-2019, collegato all’introduzione della regolazione della qualità tecnica introdotta da Arera, con un significativo balzo in avanti rispetto a dieci anni fa, quando ci si attestava a circa 30 euro lordi. Si tratta di un importante risultato, che riguarda però solo i gestori industriali, i quali operano grazie ad affidamenti conformi alla normativa di settore; viceversa, le analisi effettuate sugli investimenti realizzati dai Comuni ancora gestiti “in economia” rilevano una sostanziale inerzia nella manutenzione e nello sviluppo delle infrastrutture idriche: la media degli investimenti è infatti di soli 4 euro ad abitante nel biennio 2016-2017.

Trasparenza e qualità del servizio - Sono sei i campi di miglioramento delle performance tecniche individuati da Arera entro i quali si articola la programmazione degli investimenti: perdite idriche, interruzioni di servizio, qualità dell’acqua, adeguatezza del sistema fognario, quantità dei fanghi residui della depurazione inviati in discarica e, infine, qualità dell’acqua depurata. Pur con intensità diversa, questi ambiti impattano sulla vita dei cittadini, venendo percepiti come indicatori della qualità del servizio.

L’azione dell’Autorità va quindi nella direzione di un più efficace orientamento degli investimenti per il superamento delle criticità, a favore di una maggiore trasparenza per gli utenti e di una reale misurabilità del dato. Gli effetti di questa nuova disciplina evidenziano come sull’intero quadriennio (2016-2019) gli investimenti siano destinati per il 20% alla riduzione delle perdite idriche e per oltre il 34% all’adeguamento del sistema di raccolta reflui e all’ottimizzazione degli impianti di depurazione.

Infrazioni UE - Sul fronte delle infrazioni europee inflitte all’Italia per il mancato o non corretto adempimento della direttiva europea 91/271/CEE sulle acque reflue, si segnala una positiva evoluzione: gli agglomerati relativi alla prima procedura di infrazione (2004/2034), per la quale la Corte di Giustizia ha già irrogato una multa, si sono ridotti da 109 a 74; mentre per la seconda infrazione giunta a sentenza (2009/2034) sono stati sanati 27 siti irregolari su 41 (restano così 14 le aree su cui è necessario ancora intervenire); appare in miglioramento anche la situazione che riguarda il parere motivato (2059/2014), che ha visto passare il numero degli agglomerati in infrazione da 879 a 620.

Tariffe e morosità - Sul fronte tariffario, l’Italia resta ancora uno dei Paesi con i livelli più bassi. Lo stesso metro cubo di acqua che a Roma si paga soltanto 1,69 dollari (rilevazione anno 2017), a Berlino costa 5,4 dollari, a Oslo 4,7 dollari, a Parigi 3,5 dollari e a Londra 2,6 dollari. In tema di morosità, argomento quanto mai attuale, il dato sui crediti rimasti non pagati a distanza di due anni (il cosiddetto “unpaid ratio” a 24 mesi) disegna un’Italia divisa in tre: un’area meridionale, incluse le isole, in cui vengono raggiunti picchi del 27% e una media del 14%; il Centro, che registra un valore medio di mancato incasso del 6%, con punte di circa il 19%; infine il Nord, in cui il livello massimo di criticità non supera il 6%, mentre il dato medio si attesta al 2,4%.

A cura di www.e-gazette.it