Sole 24 Ore - intervista Emanuela Trentin AD Siram Veolia - progetto Rainmakers

 Troppa burocrazia? Ci pensa una app creata dai lavoratori
Sono state selezionate 6 idee che verranno implementate e su cui verranno investiti 500mila euro

Prendiamo la rendicontazione degli interventi straordinari sulla rete di Siram Veolia, la multinazionale che si occupa di gestione ottimizzata delle risorse, efficienza energetica, gestione delle acque e dei rifiuti per il mercato pubblico e privato. Ogni intervento un plico di moduli da compilare, tutti cartacei. Possibilmente in bella scrittura, per agevolare il successivo lavoro di registrazione e controllo. Ogni intervento, quindi, molto tempo "perso", non tanto per via della procedura, indiscutibile, quanto per la modulistica. Presto, però, i moduli cartacei saranno il passato e verranno sostituiti da una app. Ispirata e inventata da un gruppo di operai manutentori. La app è solo uno dei progetti nati dal "basso" che saranno portati avanti dalla società che ha scelto la via della partecipazione di tutti e della contaminazione di idee in maniera trasversale, per perseguire le sue strategie aziendali.

Se cambiamento culturale deve essere che cambiamento sia, ma senza lasciare indietro nessuno è il pensiero che sta dietro a Rainmakers, il progetto di collective innovation che è stato messo in piedi da Siram Veolia e che ha coinvolto tutti i 2.800 collaboratori del gruppo. L'amministratore delegato, Emanuela Trentin, quando ha iniziato a lavorare a Rainmakers ha pensato innanzitutto «al coinvolgimento di una platea più ampia possibile». Due i motivi. Il primo: «Finché l'innovazione è un'entità avulsa dal contesto ed è centralizzata, benché possano nascere idee buone, poi fanno fatica ad essere implementate», dice Trentin. Il secondo: «L'innovazione è tanto più potente quanto più si basa su una dimensione collettiva: l'innovazione individuale ha una potenza inferiore - sostiene la manager -. Nella contaminazione e diversità di esperienze che ognuno può portare nascono più idee. E più brillanti».

Siram Veolia opera in Italia da oltre 100 anni, ha un fatturato di 630 milioni di euro e un team di 2.800 professionisti, sparsi su tutto il territorio nazionale che conta 130 presidi. La capillarità della rete fa sì che i colleghi in molti casi non si conoscano e questo rende più difficile sia la creazione dello spirito di team sia anche lo scambio di opinioni su temi organizzativi e di business. Immaginare un processo di cambiamento in un'organizzazione così diffusa dal punto di vista fisico ha chiesto un grande sforzo, soprattutto per immaginare una metodologia che potesse favorire il coinvolgimento di tutti e tenere conto del fatto che i contributi possono essere di diverso tipo. «Siamo partiti dalla considerazione che l'innovazione non deve essere per forza disruptive e procedere attraverso salti quantici, ma può essere anche graduale, senza trascurare i piccoli progressi», dice Trentin.

Rainmakers è un progetto nato con l'idea di coinvolgere il maggior numero di persone possibili. Al progetto si sono candidati tutti i 2.800 collaboratori di Siram Veolia che hanno lanciato le loro idee basate su cluster definiti a livello centrale e strettamente connessi alla strategia aziendale. Diciassette ai nastri di partenza, i cluster si sono poi ridotti a una decina: blockchain, artificial intelligence, e-mobility, manutenzione predittiva e smart building, solo per citare qualche esempio. La risposta dei lavoratori è stata altissima, si sono formati team di lavoro trasversali sia per le competenze e le gerarchie, sia per la provenienza geografica. In tutto sono arrivati 384 progetti. «Crediamo sia molto importante il commitment delle persone alla realizzazione della strategia aziendale - dice Trentin -. Chi ha scelto di portare avanti un progetto lo ha fatto anche al di fuori dell'orario di lavoro, in una dimensione di extra time, e ha scelto un ambito o una specializzazione diversa da quelli aziendali. Dopo questo grande lavoro collettivo che ha anche dato la possibilità ai colleghi di conoscersi e di contaminare le loro competenze, alla fine abbiamo selezionato 6 progetti. Per implementarli abbiamo definito un budget di 500mila euro oltre ai costi di struttura che sono molto elevati». I sei progetti vincitori riguardano l'applicazione dell'intelligenza artificiale all'analisi dei dati per migliorare l'efficienza energetica, la manutenzione predittiva da applicare anche su impianti produttivi di clienti, una linea di business che si sviluppa su una value proposition che combina settori diversi dall'acqua ai rifiuti all'energia, la semplificazione dei processi interni attraverso la digitalizzazione dei passaggi burocratici cartacei e infine un progetto che riguarda l'air quality. Progetti diversi, sia di business che di organizzazione, ma legati da un filo rosso comune che si chiama commitment.